Ancora su Alitalia

Preso da tante cose personali e dal lavoro, ultimamente non ho potuto postare, ma seguo attentamente tutte le vicende, in primis Alitalia. Anche perché ho lavorato nel settore aereo per dieci anni, prima di cambiare rotta. Riporto i passi di un paio di articoli, uno recente e uno dell’epoca della trattativa con Air France, perché si capisca meglio che questo “dagli alla CGIL e ai piloti” non è che un’operazione propagandistica.

Il primo è tratto da un sito di “citizen journalism”, con l’inviato che era a Fiumicino e riporta i fatti in modo piuttosto diverso da come li ha riportati la maggioranza degli organi di stampa. Mi riferisco in particolare alle presunte esultanze all’annuncio del fallimento della trattativa con CAI.

Così quando un sindacalista ha reso ufficiale la notizia, d’istinto questo popolo di avieri ha sentito sollievo ed applaudito. Subito dopo lo stesso sindacalista ha aggiunto: “Non diamo l’impressione di essere contenti per il ritiro della Cai, perchè non è così, la situazione rimane molto seria e nei prossimi giorni dovremo far di tutto per trovare delle soluzioni” ed un altro applauso è arrivato, come il primo. Nella postazione improvvisata a pochi metri da lui, il giornalista di una televisione cominciava il suo servizio con le parole: “Un boato di soddisfazione ha accolto la notizia del ritiro…” Stava cominciando un altro incubo per questa gente, non solo abbandonata dalla politica e indicata al Paese come una mandria di inetti privilegiati, ma adesso diventati anche idioti e temibili festeggianti sfascisti. Da quel momento l’informazione italiana ha mescolato la cronaca dal palazzo con il tormentone dei lavoratori contenti per un possibile crack dell’Alitalia. In quella manciata di secondi non solo il destino dei dipendenti della compagnia di bandiera si è fatto più cupo, ma ancor di più la possibilità per i cittadini di ricevere un’informazione corretta. Il Barnum della disinformazione aveva assunto un nuovo giocoliere. In quel piazzale, per almeno tre ore, quella gente ha continuato a parlare, a discutere, a prefigurare possibili scenari, ma la pattuglia dei giornalisti cercava quello che voleva, guardava quello che voleva vedere, raccontava una storia che non c’era. (da inviatospeciale.com)

Il secondo invece è tratto dal Corriere della Sera del 26 marzo e parla del ruolo preponderante della CISL di Bonanni (quello che nelle intercettazioni Berlusconi diceva controllare 3 senatori) nell’osteggiare Air France, “irretito” dalle sirene berlusconiane della famigerata cordata italiana.

«Spero che ci sia davvero un cambiamento nel piano di Air France-Klm. Ma finora, dopo tanto rumore, per le scale non è sceso nessuno…». Nel colorito linguaggio che lo contraddistingue, anche ieri il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ha posto un argine, il suo personale, al dilagare dei francesi nella privatizzazione di Alitalia. Un argine che però sta rischiando di diventare sempre più sottile, man mano che gli altri sindacati si stanno sfilano dal fronte contrario ai francesi, trovando punti d’ incontro con il tenace presidente di Air France-Klm: il corso Jean-Cyril Spinetta. Ieri per Bonanni è stata la giornata più dura. Benché l’ incontro alla Magliana non fosse iniziato sotto i migliori auspici, ora dopo ora (ne sono passate sei) le notizie provenienti dalla stanza dov’ erano chiusi i più di 50 protagonisti della trattativa, fornivano il quadro di una realtà in rapido cambiamento. Difficile per il segretario della Cisl far finta di niente. Il suo tentativo di portare gli altri sindacati sulle proprie posizioni, a partire dalla Cgil di Guglielmo Epifani, rimasta spiazzata dall’ iniziativa di Silvio Berlusconi contro Air France-Klm, ieri si è fatto parecchio più complicato. Eppure Bonanni era stato lesto a prendere al volo il suggerimento del Cavaliere sulla cordata italiana, riportando al centro della scena di Alitalia, l’ amico abruzzese, Carlo Toto, patròn di AirOne. C’ è chi dice però che l’ obiettivo del leader dei cislini non fosse solo quello di rompere il patto, definito scellerato, tra il ministro dell’ Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, sempre aspramente criticato, e i transalpini. Secondo ricostruzioni più maliziose, Bonanni sarebbe stato tentato dall’ idea di rilanciare allo stesso Berlusconi la possibilità che, sotto un futuro e eventuale governo di centrodestra, la Cisl potesse tornare a rivestire quel ruolo centrale giocato durante il precedente governo del Cavaliere. Un ruolo da ago della bilancia, che trovò il suo punto di massima espressione, nel 2002, con la sottoscrizione, da parte della Cisl di quel Patto per l’ Italia mai firmato invece dalla Cgil di Sergio Cofferati: un atto che sancì una forte rottura del fronte dei sindacati confederali. Tutto questo quando in via Po sedeva ancora il predecessore di Raffaele Bonanni, ora entrato in politica sotto le insegne della «Rosa bianca»: Savino Pezzotta, già leader della piazza del «Family Day». L’ occasione di Alitalia deve essere apparsa a Bonanni imperdibile. La difficoltà dei sindacati, a partire dalla Cgil, pur bendisposta teoricamente nei confronti delle soluzioni offerte dal governo uscente, di accettare il piano di Spinetta, lo avevano finora favorito. La Cisl, dopo la presentazione del piano da parte di Air France, aveva avuto buon gioco a rivendicare la originaria contrarietà ai francesi e la necessità di recuperare l’ unica valida alternativa: la cordata italiana imperniata sull’ accoppiata AirOne-Intesa Sanpaolo. Bonanni si era spinto così in avanti da rimpiangere anche l’ occasione perduta con la tedesca Lufthansa, rinviando al governo Prodi e alla testardaggine di Padoa-Schioppa, la responsabilità di aver fatto scappare il pretendente. Una mossa studiata, visto che era stata proprio la Cgil la prima convinta sostenitrice della variabile tedesca, considerata più compatibile con la difficile ristrutturazione prevista per Alitalia. Ieri, però, già di fronte alla precisazione con la quale il portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti, definiva «un semplice appello» quello mosso dal Cavaliere agli imprenditori italiani, Bonanni ha cominciato a annusare l’ aria di ritirata del Pdl. Una sensazione che è andata via via crescendo in serata di fronte alle esternazioni di Umberto Bossi, dubbiose circa la consistenza di una cordata alternativa a Air France. Certo, si vedrà solo nelle prossime ore se l’ ipotesi di un accordo italo-francese sarà davvero in grado di decollare mettendo fine a una vicenda assai travagliata. Bonanni per ora resta alla finestra, tifando per un insuccesso, sottolineando le difficoltà. Ma senza strafare. Domani in fondo è un altro giorno.

E’ lunga da leggere, ad ogni modo giudicate voi. La disinformazione è frutto della malafede e della cattiva memoria dei nostri commentatori. Speriamo bene…

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1 Commento

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Una risposta a “Ancora su Alitalia

  1. Gli applausi di felicitazione di quel gruppo di piloti e assistenti, mio caro amico, era sincero epieno di soddisfazione, tent’è vero alcune di quelle persone(prorpietarie di ville e appartamenti sul litore, per cui non proprio messe male economicamente) hanno affermato “piuttosto che lavorare a quelle condizioni è meglio stare a casa”.
    Tanti ringraziamenti da parte di dipendenti che guadagnano 1200 o 1300 euro al mese

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